La fortezza

Quando la fortezza fu attaccata dalle truppe barbare nessuno si scompose. Fu ordinato agli arcieri di non scoccare le frecce dalle alte torri e non si udì il comando di aprire l’immenso portone per decimare, uomo dopo uomo, i nemici, che nel frattempo già iniziavano a scalare la muraglia. Al contrario, il re si sedette sul letto, s’accomiatò dalla moglie e quando i servi si precipitarono per avvertirlo che la fortezza era stata espugnata lo trovarono già sprofondato in un sonno senza risveglio. Allora la regina, senza più marito, si spogliò, si vestì con gli stracci dell’ultima donna di corte e corse verso il re nemico per gettargli le braccia al collo. Per di più, i guardiani, colti improvvisamente da un’insolita euforia, si lanciarono a bere vino e così morirono, ridendo e facendo festa fra le fiamme appiccate dai loro acerrimi nemici. Anche gli animali del regno morirono quasi immediatamente, qualcuno perché colpito da una malattia improvvisa, gli altri per aver mangiato troppo – tutto quel poco che avevano trovato – il giorno prima. Venne da pensare che si fecero deliberatamente carne morbida e grassa per poi consegnarsi come alimento ai nemici affamati. A quel punto, già poco o nulla restava della fortezza tanto che il re nemico, una volta arrivato in cima all’unica torre che ancora rimaneva in piedi, si fermò ad ammirare soddisfatto il paesaggio. Lì su gli venne da chiedersi se in fondo non fosse stato tutto troppo semplice: dove si aspettava il conflitto, aveva trovato l’accordo, dove temeva la guerra aveva trovato, se non la pace, la resa. E con quei pensieri e un sorriso inebetito in mezzo al volto cominciò ad osservare la landa desolata di fronte a sé. Infatti, per chilometri si stendeva il paesaggio deserto e, in tutte le direzioni, dovunque potesse accorrere il suo sguardo, non c’era niente più che quello; solo qui e lì crescevano alcune macchie d’erba rada incapaci anche solo di alimentare una capra o una vacca. Nessun’oasi faceva capolino all’orizzonte dove poteva pensare di abbeverare i cavalli o le truppe, che in effetti avevano dovuto camminare per settimane, provviste al seguito, prima di arrivare a quella fortezza isolata. Guardando di nuovo quel paesaggio arido, d’improvviso gli occhi del re si riempirono di paura, e poi di terrore, fino a che – e fu quella l’ultima cosa che vide – dalle pupille vuote non zampillò un dubbio.

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